Forse.

La perdita dell’ingenuità non è mai una cosa da festeggiare.
L’ho capito tardi. Lo continuo a capire ogni giorno.
Tutte le volte che credo negli occhi che incontro e nella purezza di un cuore che forse aspira a essere migliore.
Forse (o forse si va bene così).
E poi sbatto la faccia contro una realtà dura come scoglio.

Ma devo tacere.
Perchè non sopporto le lamentele. Non sopporto il dito puntato. Non tollero i delusi dalla vita e gli incazzati col mondo. In nessun caso.
Mi butto nella mischia e dico che forse sono i miei stessi occhi, forse è il mio stesso cuore.
Forse non siamo tutti poi così diversi.
E dipingiamo immagini che non ci appartengono.
Ci nascondiamo dietro a una bellezza che non ha i nostri lineamenti. Per sentirci migliori.
E devo tacere. Perchè non ho niente da insegnare e tutto da imparare.

Ci diamo gli uni agli altri, forse solo per sentirci meno soli. Dopo…il vuoto.

Proteggo con le mani quel timido e fragile desiderio di essere non più solo per me stessa. Tutta. Sino alla parte più profonda di me. Sino alle viscere. Sino all’anima che, sporca o pulita che sia, è la cosa più preziosa che ho.

Sperando che almeno quello sia VERO.
Parole messe in fila, limitate e insufficienti. Oggi va così.

 

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