Siddharta. (2)

Siddharta è un giovane inquieto…”mai contento” diremmo oggi, molto di più dico io.
Perché quella sensazione di uno spirito non soddisfatto, un cuore non placato, un’anima non tranquilla, va ben oltre la scontentezza.
Ma “scontento” è la parola che la nostra lingua ci concede per esprimere questo concetto e “scontento” useremo per indicare il primo Siddharta.

Sete, prova sete.
Quella sete implacabile di chi non si accontenta di sfiorare il cielo, ma vorrebbe contenerlo, tutto, dentro di sé.
Il resto, tutto il resto che non sia questo, è poco, è nulla.

Inizia il suo cammino, in nome del quale lascia tutto. Per?
Per un cammino.
Obiettivo: svuotarsi.
Di tutto.
Della sete, della fame, dei sogni… di tutto ciò che lo lega al proprio Io.
Ciò che non è Io, è Altro. E’ “il grande mistero”.

Ogni credo, ogni religione, ogni aspirazione umana è racchiusa in questo desiderio.
Solo un uomo addormentato, narcotizzato dal mondo, non desidera spegnere se stesso, per accendersi di altro…di Altro.

“Troviamo conforti, troviamo da stordirci, acquistiamo abilità con le quali cerchiamo di illuderci. Ma l’essenziale, la strada delle strade non la troviamo”.

Dolce Notte..

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