Etty Hillesum – Diario (1941-1943)

“Stanca scoraggiata e frusta come una zitella. Assonnata come la pioggerella fredda che cade fuori. Così senza forze! Ma allora non devi startene a leggere sino all’una di notte, con gli occhi che ti si chiudono per il sonno! Chiaro che la ragione è un’altra. Una crescente svogliatezza e stanchezza: forse un fatto puramente fisico, dopo tutto? Tante piccole schegge del proprio io, che tagliano la strada a spazi più ampi. Questo io tanto ristretto, coi suoi desideri che cercano solo la loro limitata soddisfazione, va strappato via, va spento.

Forse per questo mi sento così oppressa, triste e logora. E in questi ultimi giorni non riesco neanche a pregare. Non voglio neppure bene a me stessa. Tre cose che sono probabilmente connesse tra loro. Divento di colpo ombrosa come un mulo che trovandosi su un sentiero roccioso non vuole più fare un passo avanti.

E sii pure triste, semplicemente e sinceramente triste, ma non costruirci sopra dei drammi. Una persona deve essere semplice anche nella sua tristezza, altrimenti la sua è soltanto isteria.”

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